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    Home»Mostre ed Esposizioni»A Palazzo Medici Riccardi un viaggio nell’immaginario mistico del primo Novecento
    Allestimento Carlo Adolfo Schlatter Artista dello spirito
    Allestimento Carlo Adolfo Schlatter Palazzo Medici Riccardi foto Antonello Serino Città metropolitana di Firenze
    Mostre ed Esposizioni

    A Palazzo Medici Riccardi un viaggio nell’immaginario mistico del primo Novecento

    RedazioneBy RedazioneNovembre 26, 2025Updated:Novembre 26, 2025Nessun commento3 Mins Read
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    Un artista schivo, appartato, fuori dalle mode e tuttavia profondamente immerso nelle tensioni culturali del suo tempo. A oltre un secolo dalla sua maturità artistica e quasi settant’anni dopo la morte, Carlo Adolfo Schlatter torna protagonista a Firenze con una grande mostra monografica allestita nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi dal 27 novembre 2025 al 22 febbraio 2026. Promossa dalla Città Metropolitana di Firenze e organizzata da Fondazione MUS.E, l’esposizione – curata da Anna Mazzanti con il coordinamento scientifico di Valentina Zucchi – restituisce la complessità di un autore che ha saputo coniugare pittura, scrittura, filosofia e teosofia in un linguaggio unico e personale.

    Carlo Adolfo Schlatter Autoritratto
    Carlo Adolfo Schlatter Autoritratto

    Schlatter, nato nel 1873 e formato all’Accademia di Belle Arti con maestri come Ciaranfi e Ussi, attraversa il primo Novecento guidato da un’intensa ricerca interiore. Il suo percorso prende avvio da un naturalismo intriso di suggestioni macchiaiole, ma ben presto l’adesione alla teosofia – alla fine dell’Ottocento – spalanca nuovi orizzonti: l’arte diventa strumento di meditazione, le immagini si fanno veicoli di istanze metafisiche, la pittura diviene luogo di incontro fra visibile e invisibile. È questo il filo conduttore che guida un’esposizione articolata in sette sezioni, pensate come tappe di un viaggio spirituale.

    Il percorso si apre con i ritratti degli affetti più intimi: l’autoritratto trentenne e il volto della moglie Emma Moni, presenza centrale nella vita dell’artista. Dopo la sua scomparsa, la pratica teosofica diventa per Schlatter un mezzo per elaborare il lutto e cercare un contatto con l’“anima amata”, cui molte opere simboliche alludono. Seguono le sale dedicate ai Paesaggi e alle Marine, in cui la natura si trasfigura in allegoria spirituale: il paesaggio come riflesso dell’anima, il mare come movimento di coscienza, soglia fra materia e spirito.

    La sezione dedicata ai Contrasti porta in primo piano una tavolozza accesa, in costante dialogo con le teorie cromatiche simboliste e teosofiche. I colori caldi evocano la conoscenza e l’energia superiore; i toni freddi rimandano all’enigma cosmico e all’infinito. Nel nucleo sul Simbolismo, il linguaggio dell’artista raggiunge la sua piena maturità mistica: forme, luci e ombre diventano vibrazioni dello spirito, eco delle speculazioni sulla dimensione ultramondana che attraversavano la cultura europea fra Otto e Novecento.

    Carlo Adolfo Schlatter, Fuoco nel bosco
    Carlo Adolfo Schlatter, Fuoco nel bosco

    Una parte importante della mostra è dedicata ai libri e ai manoscritti teosofici dell’artista, in gran parte realizzati a mano e arricchiti da xilografie e “monolinotipie”: opere ibride, a metà fra libro d’artista e oggetto rituale, in cui parola e immagine si fondono in esercizi di contemplazione. Scrittura e pittura, per Schlatter, sono due aspetti di un’unica esigenza: rappresentare l’invisibile, dare forma all’energia spirituale.

    La conclusione del percorso è affidata a due ambienti suggestivi: la ricostruzione dell’atelier in Viale dei Mille, evocata attraverso una fotografia storica e alcuni arredi originali, e una videoinstallazione in cui l’attore Amerigo Fontani interpreta il Testamento spirituale dell’artista, un messaggio di luce e rinascita rivolto “a un altro uomo”, come ricordato dagli eredi.

    Accanto alla mostra principale, l’Archivio Contemporaneo A. Bonsanti del Gabinetto Vieusseux presenta una selezione di documenti dal Fondo Schlatter: fotografie, menabò, schizzi e il testamento originale, offrendo uno sguardo ravvicinato sul laboratorio intellettuale dell’artista.

    L’esposizione restituisce così la profondità di un autore che ha attraversato culture, filosofie e religioni per cercare nell’arte non un semplice linguaggio estetico, ma una via per comprendere il mistero dell’esistenza. Un viaggio nello spirito, ancora sorprendentemente attuale.

    Toscana
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