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    Home»Mostre ed Esposizioni»Boccioni e i Baer. Una memoria ritrovata
    Umberto Boccioni, Il lago, 1916, olio su tela, cm 49,5 x 68,5
    Umberto Boccioni, Il lago, 1916, olio su tela, cm 49,5 x 68,5
    Mostre ed Esposizioni

    Boccioni e i Baer. Una memoria ritrovata

    RedazioneBy RedazioneSettembre 19, 2025Updated:Novembre 14, 2025Nessun commento5 Mins Read
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    Bottegantica è lieta di presentare, dal 3 al 30 ottobre, la mostra “Boccioni e i Baer. Una memoria ritrovata” con cui la galleria intende rendere omaggio a Umberto Boccioni, uno dei più importanti e originali esponenti dell’arte italiana del XX secolo.

    A quattro anni dalla rassegna Il giovane Boccioni (2021), incentrata sull’esperienza prefuturista del pittore, Bottegantica dedica una mostra di approfondimento sulla storia collezionistica dell’artista legata a un’importante famiglia milanese ebraica, di origine tedesca, che contribuì in modo significativo alla fortuna internazionale di Boccioni.

    Il ritrovamento di un nucleo di quattro disegni inediti di Umberto Boccioni, provenienti dalla Collezione Baer, costituisce il punto di partenza per una doverosa ricostruzione delle vicende collezionistiche di una delle più significative raccolte – per qualità e consistenza – di opere del genio futurista, e per la restituzione di una storia familiare legata a doppio filo con la storia artistica e politica dell’Italia di primo Novecento.

    I contatti tra Umberto Boccioni e la famiglia Baer, e quindi con i due cugini Vico e Samuele Baer, importanti imprenditori di successo nel commercio di ricami e confezioni d’abiti, nacquero, verosimilmente, all’interno del raffinato entourage culturale di Margherita Sarfatti. La moglie di Samuele, Betty, ritratta da Boccioni nel 1909 insieme alla piccola figlia Nora, sin dal suo arrivo a Milano, si mosse all’interno del mondo dell’associazionismo femminile, battendosi tanto per l’emancipazione della donna che per le politiche assistenziali, come dimostra la sua vicinanza ad una delle figure più importanti in questo ambito, come Alessandrina Ravizza. La comune frequentazione di questi ambienti è, con buona probabilità, l’occasione per Betty di approfondire il suo interesse per il mondo dell’arte, proprio nel momento in cui Margherita Sarfatti aveva da poco conosciuto Boccioni. L’ingresso nel circuito sociale e culturale di Betty e Samuele Baer apre a Boccioni nuovi rapporti come quelli con la famiglia Ruberl e, in particolar modo, con Leisel Hammerschlag Ruberl, figlia della celebre attivista Meta Quarck, e, soprattutto, con Vico Baer. Questi in breve tempo, divenne una delle figure più vicine all’artista, non solo in qualità di collezionista e mecenate, ma anche di “solo amico che mi rimane”, come gli scriveva l’artista stesso nel 1914.

    Legati all’impresa familiare di produzione di “confezioni per signora”, M. Baer & Co, fondata nel 1884 a Milano dal padre di Vico, Maximilian, i Baer sostennero ampiamente l’attività artistica boccioniana: una “fotografia” della collezione è ricavabile dagli elenchi delle opere esposte in occasione della mostra postuma del 1933 allestita al Castello Sforzesco di Milano, nella quale figurano ben 38 pezzi prestati dai due cugini Vico e Betty Baer.

    Solo cinque anni dopo la mostra boccioniana, i destini della famiglia Baer venivano sconvolti dalle improbe azioni del fascismo. La promulgazione delle leggi razziali porterà alla diaspora dei Baer: Ludovico con la sua famiglia, già rifugiatosi in Svizzera, riuscirà a raggiungere gli Stati Uniti nel dicembre del 1938, Nora – la bambina ritratta ad appena due anni da Boccioni – fuggirà in Inghilterra insieme al marito Cornelio Papp, e anche la sorella Gemma lascerà l’Italia nel 1939 per gli Stati Uniti.

    Una parte della famiglia di Samuel e Betty Baer, però, era rimasta in Italia. Paradigmatico in questo senso il caso della figlia Marianna Baer, del marito Giuliano Treves e del fratello Mario Baer. Marianna e Giuliano, sfuggiti alla razzia del Carmine del novembre 1943 a Firenze, ripararono a Roma dove Giuliano proseguì la sua militanza nelle file partigiane risalendo la penisola, gradualmente liberata, e trovando la morte proprio a Firenze, durante le azioni per la liberazione della città. Marianna, poco dopo, avrebbe raggiunto l’Inghilterra. Mario, diversamente, rimase a Firenze, lavorando per salvare la vita agli ebrei in fuga dalle persecuzioni.

    La collezione Baer, nell’immediato dopoguerra, andrà lentamente disperdendosi tra vendite e significative donazioni, come le opere di Boccioni che Vico destinò al MoMA di New York. Oltre che nei documenti ufficiali, rimane traccia di queste donazioni anche dai movimenti dei Baer tra il vecchio e il “nuovo mondo”: in uno dei tanti elenchi dei passeggeri in ingresso negli Stati Uniti, troviamo Vico e la moglie Lotta di rientro a New York il 27 agosto del 1951. Si erano imbarcati a Malpensa: nel giugno avevano concluso la donazione alla Pinacoteca di Brera di Milano del celeberrimo Autoritratto boccioniano del 1908.

    Nell’occasione della riemersione del nucleo di disegni, sinora inediti, provenienti dalla collezione di Betty Stein Baer, la mostra Boccioni e i Baer, una memoria ritrovata, si propone di presentare al pubblico una selezione di opere del maestro futurista, transitate nella collezione Baer, come ad esempio alcuni lavori connessi allo sviluppo del suo La città sale, uno dei suoi massimi capolavori, o un inedito disegno di una testa futurista. Tali opere saranno affiancate da altri lavori boccioniani, come il ritratto dello scultore Riccardo Ripamonti, che permettono di ricostruire la fisionomia di una stagione fondamentale non solo per l’arte di Umberto Boccioni, ma per l’intera storia del collezionismo d’avanguardia di inizio secolo.

    La mostra sarà accompagnata dalla pubblicazione di un volume a cura di Niccolò D’Agati con un testo di Ester Coen. Arricchito da materiali e documenti d’epoca che raccontano la storia della Famiglia Baer, il volume presenterà per la prima volta una ricostruzione della collezione di Samuele e Betty Baer e di Vico Baer offrendo la possibilità di riscoprire opere ritenute disperse, come Il Ritratto di Vico Baer, e capolavori inediti come il Ritratto di Gemma Baer, sinora ignoto nella letteratura boccioniana.

    Lombardia
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