La Biennale Gherdëina celebra nel 2026 la sua decima edizione e lo fa con un titolo che suona come una promessa e una visione: (Future) Paradise Gardens. A cura di Samuel Leuenberger, il progetto trasforma ancora una volta la Val Gardena in un territorio di incontro tra arte contemporanea, natura e immaginazione collettiva. L’inaugurazione si terrà sabato 30 maggio (anteprima stampa il 28), con opere diffuse a Ortisei e in diversi luoghi della valle, in un dialogo diretto con il paesaggio dolomitico.
Per Leuenberger, curatore e fondatore dello spazio indipendente SALTS di Basilea, le Dolomiti offrono un contesto privilegiato per interrogare la relazione tra l’essere umano e la natura. “Le montagne custodiscono storie antiche, tradizioni artigianali e forme di resistenza che dialogano perfettamente con il concetto di giardino”, afferma. Il giardino, nelle sue molteplici declinazioni, diventa per la Biennale un simbolo di sopravvivenza, cura, amore e rinnovamento, ma anche uno spazio in cui immaginare un futuro più giusto ed egualitario.

Il progetto curatoriale di Biennale Gherdëina si sviluppa come un racconto in più capitoli, ognuno dedicato a un diverso modo di intendere e vivere il giardino: dalla condivisione e coltivazione collettiva alla fioritura spirituale, fino alla necessità di decolonizzare la natura, liberandola dalla visione antropocentrica che la imbriglia. Il percorso attraversa anche riflessioni sull’ecologia queer, sulle forme di classificazione botanica e sul potere poetico dei giardini come luoghi di introspezione e immaginazione. In questa prospettiva, la Biennale Gherdëina si conferma come un laboratorio diffuso, capace di intrecciare ecologia, estetica e politica.
L’edizione 2026 di Biennale Gherdëina riunisce oltre venti artiste e artisti provenienti da tutto il mondo, accomunati da una ricerca che esplora la fragilità e la resilienza dei sistemi viventi. Tra i nomi figurano Chanelle Adams, Andrius Arutiunian, Giulia Cenci, Dorota Gawęda & Eglė Kulbokaitė, Walter Niedermayr, Lydia Ourahmane, Ana Prvacki, Bosco Sodi, Evelyn Taocheng Wang e molti altri, in un dialogo corale tra generazioni, linguaggi e geografie.
Tra i progetti speciali spicca Dormancy di Jacopo Belloni, vincitore della quattordicesima edizione dell’Italian Council, che dopo una prima presentazione a Ginevra verrà ampliato per la Biennale e successivamente entrerà nella collezione permanente della GAMeC di Bergamo. A confermare la vocazione internazionale della rassegna, la nuova collaborazione con la Kaunas Biennial (Lituania) apre un programma di scambio tra artisti dei due paesi, sostenuto dai rispettivi Ministeri della Cultura e dall’Istituto Italiano di Cultura.
Prosegue inoltre il dialogo con il Museion – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, che in concomitanza ospita la prima mostra personale in Italia dell’artista cinese Evelyn Taocheng Wang, a cura di Leonie Radine. La mostra stabilisce un ponte tra Bolzano e la Val Gardena, rafforzando la rete culturale dell’Alto Adige.
Per celebrare i suoi dieci anni di attività, la Biennale realizzerà una pubblicazione speciale che ripercorrerà il suo percorso dal 2008 a oggi, sottolineando il ruolo di questo appuntamento come catalizzatore di innovazione artistica e di dialogo territoriale.
Con (Future) Paradise Gardens, la Biennale Gherdëina invita a ripensare il giardino non come uno spazio chiuso o addomesticato, ma come un luogo di libertà e di immaginazione radicale, in cui arte, natura e comunità si intrecciano per dare forma a un possibile futuro condiviso.
Ortisei e Val Gardena, 31 maggio – 13 settembre 2026. A cura di Samuel Leuenberger
