Dal 22 gennaio al 20 marzo 2026 il KunstRaum del Goethe-Institut di Roma ospita Disegnare le vite. Memoria e biografia nell’opera di Barbara Yelin, una mostra dedicata a una delle voci più autorevoli del fumetto tedesco contemporaneo. L’esposizione, realizzata in collaborazione con l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, ARF! Il Festival del Fumetto e Biblioteca Europea – Biblioteche di Roma, presenta oltre ottanta tavole originali tratte dai principali graphic novel dell’artista.
Barbara Yelin, vincitrice del Premio Roma Villa Massimo e recentemente insignita di importanti riconoscimenti internazionali, ha costruito nel corso degli anni un percorso artistico fortemente coerente, incentrato sull’indagine della memoria, della biografia e delle loro implicazioni collettive. Il suo lavoro si muove lungo un territorio complesso, dove il racconto individuale diventa lente attraverso cui osservare la Storia, non come narrazione lineare e definitiva, ma come insieme di frammenti, omissioni, emozioni e contraddizioni.
Il fumetto, nel lavoro di Yelin, si configura come uno strumento privilegiato per affrontare questa complessità. Attraverso la combinazione di disegno, parola e sequenzialità, l’artista riesce a “dire senza dire” e a “mostrare senza mostrare”, restituendo al lettore un’esperienza di lettura che è al tempo stesso visiva, emotiva e riflessiva. Le sue tavole non cercano mai l’effetto spettacolare, ma costruiscono una narrazione fatta di pause, silenzi, dettagli minimi, capaci di evocare vissuti profondi e spesso dolorosi.
La mostra mette in dialogo alcune delle opere più significative dell’artista. In Die Giehse – Ein Leben für das Theater (2025), Yelin ripercorre la vita di Therese Giehse, figura centrale del teatro tedesco del Novecento e protagonista della resistenza culturale al nazismo. In Emmie Arbel. Die Farbe der Erinnerung (2023), affronta invece la testimonianza di una sopravvissuta ai campi di sterminio di Ravensbrück e Bergen-Belsen, restituendo con grande delicatezza il peso della memoria traumatica e la difficoltà del racconto. Irmina (2014), pur essendo un’opera di finzione, si ispira a una vicenda reale e indaga le ambiguità morali e le scelte individuali durante il periodo del nazionalsocialismo, mentre Unsichtbar (2019) porta l’attenzione sul presente, raccontando l’esperienza di un immigrato eritreo nella Svizzera contemporanea.
In tutte queste opere, le “vite degli altri” diventano cifra poetica e politica del lavoro di Yelin. L’artista non si limita a documentare, ma entra in relazione profonda con i suoi personaggi, interrogandosi costantemente su come raccontare senza tradire, su come dare forma visiva a ciò che spesso sfugge alle parole. La memoria, nel suo lavoro, non è mai statica: è un processo in continuo divenire, fragile e soggettivo, ma proprio per questo capace di farsi universale.
Disegnare le vite offre così al pubblico romano un’occasione preziosa per entrare nel laboratorio narrativo di Barbara Yelin e riflettere sul fumetto come linguaggio maturo e potente, capace di confrontarsi con la Storia e con le sue ferite. Una mostra che invita a guardare, leggere e ricordare, consapevoli che ogni biografia è anche, inevitabilmente, parte di una memoria collettiva.
