Autore: Redazione

C’è un suono che Carrara conosce da sempre: il rumore dello scalpello sulla pietra, il rombo sordo delle frese nelle cave, il silenzio bianco e assoluto che scende dalle Alpi Apuane nei pomeriggi estivi. Un suono antico, potente, identitario. È da quel suono — dalla voce stessa del marmo — che nasce il nome di uno dei festival artistici più originali e visionari del panorama italiano e internazionale: Vox Marmoris. Letteralmente “voce del marmo”, Vox Marmoris è un festival annuale di incontri artistici e musicali che si svolge a Carrara, la città toscana che da oltre duemila anni estrae e lavora il marmo bianco più famoso al mondo. Ma è anche qualcosa di più: è un atto di restituzione. Un gruppo di artisti, musicisti e creativi cresciuti tra i blocchi di marmo e le strade di questa città, poi partiti a lavorare nelle industrie creative di tutto il mondo, che tornano a casa e portano con sé visioni, tecnologie, esperienze. E le depositano, ogni anno, sulla pietra da cui sono partiti.

Read More

C’è chi nasce vicino al marmo e impara a rispettarlo come si rispetta un essere vivente. Luciano Massari appartiene a questa categoria rara: cresciuto a Carrara, ha iniziato a scolpire a quattordici anni nei laboratori della città, trasformando quello che per altri potrebbe essere stato un lavoro estivo in una vocazione totale. Dalla formazione sul campo all’Accademia di Belle Arti, dalla cattedra alla direzione dell’Accademia di Carrara — fino alla svolta radicale degli anni Duemila, quando un viaggio all’Isola di Pasqua ha cambiato per sempre il suo sguardo. Oggi Massari è uno degli scultori italiani più rigorosi e poetici della sua generazione: le sue opere abitano collezioni internazionali, cave storiche, piazze e oceani. Lo abbiamo incontrato per parlare di pietra, silenzio, isole e della responsabilità di fare arte nel tempo della crisi climatica.

Read More

Spiriti che affiorano senza mai definirsi del tutto, figure animali sospese tra coscienza e mistero, immagini attraversate da glitch e imperfezioni tenute come cicatrici preziose. È il mondo visivo di Giuliana Cunéaz, artista torinese tra le pioniere della Media Art italiana, che dal 4 al 20 giugno 2026 porta a Rifugio Digitale — lo spazio espositivo fiorentino di via della Fornace — la sua personale Invisible Matter. Nahuales, Spirits and Augmented Presences.

Read More

Un tubo da giardino lungo oltre sessanta metri, aggrovigliato come un pensiero ossessivo, che attraversa un’aiuola e si trasforma in vapore a contatto con una piastra incandescente. È questa l’immagine con cui Mario García Torres sceglie di abitare il giardino di Palazzo Bentivoglio, a Bologna, dove dal 10 giugno 2026 sarà visibile la sua nuova installazione site-specific I Have Imagined Things Only True Believers Can See.

Read More

Cosa rimane di un’immagine quando le viene sottratto tutto il superfluo? È questa la domanda — semplice e radicale — da cui parte Silence is, la prima grande mostra personale di Marco Rèa, artista romano che da vent’anni si muove con rara libertà tra street art, sistema pubblicitario e ricerca visiva contemporanea. Dal 12 giugno fino alla fine di settembre 2026, Street Levels Gallery di Firenze — in via Melegnano 4R — ospita circa cinquanta opere realizzate tra il 2013 e il 2026: un bilancio espositivo che non somma semplicemente i lavori, ma li attraversa, cercando il filo che li tiene insieme. Quel filo si chiama sottrazione.

Read More

C’è un testo che da duemila anni non smette di trasformare chi lo legge — e chi lo guarda. Sono le Metamorfosi di Ovidio, il poema in cui dei e mortali cambiano forma, i confini tra umano e naturale si dissolvono, e il mutamento diventa l’unica legge davvero universale. Dal 23 giugno al 20 settembre 2026, questo straordinario universo poetico prende vita alla Galleria Borghese di Roma in una mostra che è essa stessa una metamorfosi: oltre 80 capolavori provenienti da istituzioni internazionali, firmati da Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin, fino a Gérôme, Rodin e Brancusi, convocati intorno alle sculture di Bernini in uno degli spazi più ovidiani che esistano al mondo.

Read More

C’è un animale che non esiste più da 500.000 anni e che oggi torna in forma di scultura in marmo tra i vigneti della Sicilia. Si chiamava Palaeoloxodon falconeri, era alto poco più di un metro alla spalla, e abitava quest’isola quando ancora nessuno la chiamava così. I suoi crani, rinvenuti nelle grotte, avrebbero alimentato — secondo alcune ipotesi — il mito dei Ciclopi: la grande cavità nasale centrale scambiata per un unico occhio, la paleontologia che diventa epica, la scienza che si dissolve nel racconto. È da questo punto di fusione tra tempo geologico e immaginario mitico che Monira Al Qadiri ha scelto di iniziare il suo dialogo con la Sicilia.

Read More

C’è qualcosa di profondamente settecentesco nella parabola di Jean-Baptiste Greuze: celebratissimo in vita, incompreso alla morte, riscoperto a distanza di secoli con occhi diversi. Un pittore che seppe intercettare con precisione chirurgica il gusto del suo tempo — quella fame di emozione, di lacrime, di virtù domestica messa in scena — e che pagò questo successo con l’etichetta di pittore sentimentale, difficile da scrollarsi di dosso anche quando la critica moderna ha iniziato a riconoscere in lui qualcosa di più sottile e inquieto.

Read More

C’è un momento, all’imbrunire, in cui una masseria pugliese del Cinquecento smette di essere solo un luogo e diventa un’affermazione. Dal 29 maggio 2026, quell’affermazione ha un nome preciso — We Rise By Lifting Others — e la firma di Marinella Senatore, una delle voci più potenti dell’arte partecipativa contemporanea. Per la prima volta con una personale in Puglia, l’artista trasforma Masseria Torre Maizza in un percorso luminoso che parla di comunità, interdipendenza e radici culturali. Non una mostra da guardare. Un’esperienza da attraversare.

Read More

Un Banksy vale milioni. Un writer sconosciuto rischia una denuncia. Eppure, davanti alla legge, il gesto è lo stesso: spray su un muro che non appartiene a chi impugna la bomboletta. È qui che il diritto penale incontra uno dei suoi limiti più affascinanti — e più onesti. Perché stabilire cosa sia arte non è mai stato compito dei codici, ma questo non ha impedito ai tribunali di tutto il mondo di doverci fare i conti. Tra libertà costituzionalmente garantita e tutela della proprietà, tra New York, Londra e Roma, il confine tra creatività e reato è molto meno netto di quanto si potrebbe pensare — e forse è giusto che sia così.

Read More