Dal 21 novembre al 3 maggio, il Palazzo delle Papesse ospita “Armando Testa. Cucù-Tetè”, una grande retrospettiva dedicata a Armando Testa, considerato il padre della pubblicità moderna in Italia. Curata da Valentino Catricalà e Gemma De Angelis Testa, e prodotta da Opera Laboratori in collaborazione con Galleria Continua e TestaperTesta, la mostra offre uno sguardo inedito su una delle figure più influenti della cultura visiva del Novecento.
Nato a Torino nel 1917, Testa ha rivoluzionato il linguaggio pubblicitario unendo arte, tecnologia e ironia in uno stile essenziale e immediato, influenzato dall’astrattismo e dal pensiero razionalista del Bauhaus. Celebre per immagini di straordinaria sintesi visiva, come il manifesto Punt e Mes, ha saputo trasformare la comunicazione in un’esperienza universale e profondamente innovativa. Negli anni Cinquanta e Sessanta ha segnato l’immaginario collettivo italiano con campagne iconiche e personaggi entrati nella storia della televisione.
La mostra riunisce circa duecento opere tra manifesti, dipinti, sculture, installazioni, fotografie e materiali audiovisivi, restituendo un ritratto completo di Armando Testa non solo come pubblicitario, ma anche come artista e sperimentatore. Un’attenzione particolare è dedicata all’aspetto audiovisivo: in alcune sale, televisori a tubo catodico riproducono caroselli e filmati d’epoca, ricreando l’atmosfera immersiva e multisensoriale delle sue campagne.

Palazzo delle Papesse
Il percorso espositivo si apre con una selezione delle opere più celebri, tra cui il manifesto Punt e Mes, i lavori per Carpano, Borsalino e le Olimpiadi di Roma del 1960. Seguono sezioni dedicate al rapporto tra arte, industria e tecnologia, con materiali rari e disegni preparatori che testimoniano la capacità di Testa di interpretare le trasformazioni del suo tempo. Ampio spazio è riservato anche alla pittura, linguaggio libero e personale, in cui emergono richiami all’astrattismo americano.
Tra i momenti più suggestivi della mostra spicca la “nicchia” del secondo piano, interamente ricoperta da oltre quattrocento disegni, che restituiscono visivamente il flusso creativo dell’artista. Nel caveau del palazzo, invece, la celebre Lampadina Limone (1968) è presentata in un ambiente completamente buio, illuminata da un unico fascio di luce, trasformandosi in potente metafora dell’intuizione.

Palazzo delle Papesse
Non manca l’universo narrativo dei celebri personaggi televisivi, come Caballero e Carmencita e i Papalla, presentati attraverso materiali originali. Al secondo piano, il visitatore può immergersi nel visionario Pianeta Papalla, ricostruito per l’occasione, e scoprire opere iconiche come la “carica degli elefanti” per Pirelli, già riconosciuta per la sua forza espressiva da Germano Celant.
La retrospettiva esplora anche temi ricorrenti nella ricerca di Testa, come il corpo, gli animali, il cibo, i numeri e le lettere, evidenziando la sua capacità di trasformare ogni elemento in segno visivo potente e comunicativo. Il percorso si conclude con la proiezione del documentario Povero ma moderno (2009) di Pappi Corsicato, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.
Ad accompagnare la mostra, un volume edito da Sillabe raccoglie i contributi di importanti studiosi e critici, tra cui Gillo Dorfles, che definì Testa un “visualizzatore globale”, insieme a testimonianze di artisti contemporanei come Michelangelo Pistoletto.
“Armando Testa. Cucù-Tetè” rappresenta un’occasione unica per scoprire l’opera di un protagonista assoluto della comunicazione visiva, capace di trasformare la pubblicità in arte e di lasciare un segno indelebile nell’immaginario collettivo italiano.
