Dal 28 gennaio al 6 aprile 2026, il Museo Fortuny di Venezia ospita Antonio Scaccabarozzi. Diafanés, progetto a cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, realizzato in collaborazione con Galleria Clivio e l’Archivio Antonio Scaccabarozzi. La mostra propone un’inedita riflessione sulla pittura italiana della seconda metà del Novecento, mettendo in dialogo l’opera di Scaccabarozzi (1936–2008) con l’eredità di Mariano Fortuny, non tanto per analogie formali, quanto per affinità concettuali nell’uso della luce, del materiale e dello spazio.
Scaccabarozzi è noto per le ricerche pittoriche degli anni Settanta, in cui calcolo aritmetico e cromia si combinano in un linguaggio visivo unico. Le sue membrane traslucide e trasparenti, realizzate in acetato o polietilene, trasformano la pittura in un’esperienza spaziale e fenomenologica, invitando lo spettatore a un confronto diretto con l’opera attraverso l’osservazione e il movimento.
Il titolo Diafanés rimanda alla qualità diafana dei materiali e alla capacità delle opere di lasciarsi attraversare dalla luce, aprendo nuovi modi di vedere e percepire. Il percorso comprende circa venti opere, comprese installazioni in dialogo con le collezioni permanenti del museo, e una sezione che esplora il legame tra Scaccabarozzi e il design contemporaneo, con una creazione della stilista Maria Calderara. È presente inoltre un progetto inclusivo per persone ipo e non vedenti, realizzato in collaborazione con l’Istituto dei Ciechi di Milano.

La mostra offre una lettura complessiva della ricerca dell’artista, dai cicli degli anni Ottanta come Quantità libere, Polietileni, Banchise ed Ekleipsis, fino alle opere più recenti. Il polietilene diventa medium autonomo: piegato, tagliato o stratificato, trasforma la superficie in campo operativo in cui pittura, spazio e percezione visiva si intrecciano. Come dichiarava lo stesso Scaccabarozzi: «L’idea è di porre l’opera nella zona-limite di forze contrapposte, dove la tensione che si instaura fra la configurazione dell’oggetto e lo sguardo che l’oltrepassa carica questa idea di vitalità».
Le opere, sospese o adagiate nello spazio, instaurano un dialogo con l’architettura di Palazzo Fortuny e con il corpo del visitatore. Lo spettatore è chiamato a spostarsi, osservare da angolazioni diverse e vivere il tempo dell’opera, trasformando la fruizione in un’esperienza immersiva e partecipata. La luce, le trasparenze e i materiali diafani amplificano il rapporto tra arte, spazio e percezione, generando un senso di leggerezza e sospensione.

Antonio Scaccabarozzi. Diafanés conferma il Museo Fortuny come luogo di ricerca e sperimentazione, dove storia, arte e spazio dialogano. La mostra invita a riflettere sui limiti della percezione visiva e sul ruolo dell’arte come esperienza attiva, capace di trasformare lo sguardo e di creare una relazione intima e poetica tra opera, ambiente e osservatore.
