Il primo disegno del Tempio di Possagno segna l’inizio di una delle vicende più significative dell’eredità di Antonio Canova. È Canova stesso a consegnare al cugino Giovanni Zardo di Crespano il progetto del nuovo Santuario della Madonna del Covolo, destinato a diventare il modello ideale del futuro Tempio di Possagno. Un’idea che l’artista aveva già maturato in un primo testamento romano, consapevole dei rischi dei suoi viaggi europei e del desiderio di lasciare un segno duraturo nella sua terra natale.
Tra il 1809 e il 1812, il progetto prende forma attraverso un fitto scambio di lettere tra Canova, il cugino e le autorità locali. Il coinvolgimento della comunità è immediato: il parroco Andrea Bellis e il sindaco Domenico Canova sostengono con entusiasmo l’iniziativa, mentre i capifamiglia del paese si dichiarano disponibili a contribuire ai lavori. Nasce così un raro esempio di progettazione condivisa, in cui l’idea artistica si intreccia con la partecipazione collettiva.
Nel 1812 i disegni preparatori vengono sottoposti all’esame dell’Accademia di San Luca e dell’architetto Giannantonio Selva, segnando l’ingresso del progetto in una dimensione ufficiale e accademica. Tra il 1818 e il 1819 Canova intensifica i contatti per l’avvio del cantiere, coinvolgendo tecnici e maestranze locali. Il progetto definitivo viene affidato alla supervisione dell’architetto Pietro Bosio, con il contributo successivo di Antonio Diedo dopo la morte del Selva.
Il 1819 rappresenta un momento decisivo: l’11 luglio Canova si reca a Possagno per la posa della prima pietra del Tempio di Possagno. La cerimonia è solenne e partecipata, con la presenza delle autorità civili, religiose e della popolazione. Canova partecipa attivamente, depositando una medaglia d’oro con il suo ritratto e il disegno dell’edificio, simbolo di un legame profondo tra artista e comunità.
Nei mesi successivi, il cantiere diventa un laboratorio collettivo. Le lettere del segretario comunale Giacomo Bottamella descrivono con vivacità la partecipazione del paese: uomini, donne e giovani lavorano insieme al trasporto dei materiali, alla preparazione della calce e alla costruzione delle strutture. Il Tempio di Possagno diventa così un’opera condivisa, sostenuta da un forte senso di appartenenza.
Nel 1821, ormai segnato dalla malattia, Canova torna a Possagno e completa la pala raffigurante la Trinità, destinata all’altare maggiore. È uno degli ultimi gesti creativi dell’artista, che muore l’anno successivo a Venezia, nel 1822. Le sue spoglie vengono celebrate a Venezia e poi a Possagno, dove il progetto del Tempio di Possagno prosegue grazie alla determinazione dell’erede universale, l’abate Giovanni Battista Sartori.
Negli anni successivi i lavori avanzano lentamente, tra difficoltà economiche e problemi tecnici, ma anche grazie a una straordinaria mobilitazione territoriale che coinvolge intere comunità della Pedemontana veneta. Materiali pregiati vengono trasportati da diverse località, mentre si sviluppano nuove infrastrutture per sostenere il cantiere.
Nel 1826 viene realizzata la Gypsotheca di Possagno, che raccoglie i gessi e i modelli dell’artista, trasformando il complesso in un vero centro della memoria canoviana. Il Tempio di Possagno e la Gypsotheca diventano così un unico sistema culturale dedicato alla conservazione e alla valorizzazione dell’opera del maestro.
Nel 1857, in occasione del centenario della nascita di Canova, viene istituito il Collegio Canova, segno della volontà di mantenere viva la funzione educativa e sociale del progetto originario. Tuttavia, il percorso del Tempio di Possagno è segnato anche da eventi drammatici: nel 1917, durante la Prima guerra mondiale, una granata colpisce la Gypsotheca, danneggiando gravemente la collezione dei gessi. Il successivo restauro consente la riapertura del museo nel 1922.
La consacrazione definitiva arriva nel 1932, con le celebrazioni del primo centenario del Tempio di Possagno. Il monumento viene completato e valorizzato con interventi decorativi e illuminotecnici, consolidando il suo ruolo di simbolo identitario per Possagno e per l’intera tradizione neoclassica europea.
Il Tempio di Possagno rappresenta così non solo l’ultima grande visione di Canova, ma anche un’opera collettiva che attraversa più generazioni, unendo arte, fede e comunità in un unico progetto culturale senza tempo.
