C’è un momento, durante una partita di calcio, in cui settantamila persone smettono di essere individui e diventano un’unica anima pulsante. È esattamente di questo che parla Together, l’installazione monumentale di Lorenzo Quinn che dal giorno della finale di Coppa Italia Frecciarossa tra Lazio e Inter occuperà il piazzale antistante la Tribuna Autorità dello Stadio Olimpico di Roma, per poi accompagnare il calendario sportivo della Capitale fino al Golden Gala di atletica leggera.
Un dialogo inedito tra arte e sport, tra travertino novecentesco e tecnologia contemporanea, tra la storia personale di un artista romano e il significato universale di un gesto semplice e potente: stringersi la mano.
L’opera: sei metri di unione
Realizzata con un fitto intreccio di barre d’acciaio, Together si impone nello spazio con la forza silenziosa delle grandi sculture: sei metri d’altezza, oltre dieci di larghezza, quasi sei di profondità. Un’opera che non si guarda da lontano, ma si sente addosso. Due mani gigantesche che si congiungono, in un gesto che Quinn ha distillato da anni di ricerca sul tema dell’unione tra gli esseri umani.

Non è la prima volta che Together diventa un ponte simbolico tra luoghi e civiltà lontane: prima di approdare al Foro Italico, l’installazione aveva già dialogato con le Piramidi di Giza, uno dei patrimoni culturali più antichi dell’umanità. A Roma, il contesto cambia ma il messaggio si amplifica. Qui, dove l’architettura razionalista celebra il vigore plastico e la potenza del corpo, Quinn eleva la forza fisica a dimensione spirituale. Le mani non afferrano, non combattono: si sostengono.
Al calar del sole, un sistema di illuminazione artistica dedicata trasformerà l’installazione in un faro luminoso nel panorama notturno della Capitale, visibile per tutta la notte come un richiamo costante ai valori che l’opera incarna.
Il calcio come linguaggio universale
L’iniziativa è nata dalla sinergia tra la Lega Calcio Serie A, l’artista e il progetto Heroes, ideato dalla project manager Federica Rotondo con l’obiettivo di trasformare l’accesso allo stadio in qualcosa di più di una semplice fila ai tornelli: un rito culturale collettivo, capace di preparare il pubblico a qualcosa che va oltre i novanta minuti di gioco.

Il linguaggio universale dell’arte ci offre l’occasione per diffondere un messaggio importante che vada oltre i 90 minuti di gioco» ha dichiarato Luigi De Siervo, Amministratore Delegato della Lega Calcio Serie A. «Da molti anni promuoviamo campagne contro ogni forma di discriminazione e a sostegno dell’inclusione. L’opera Together si inserisce perfettamente in questo percorso, diventandone icona visiva. Il calcio unisce ciò che a volte il mondo divide.
De Siervo legge nelle mani intrecciate di Quinn un alfabeto che ogni tifoso può capire: la lealtà che si esige in campo, la condivisione del tifo sugli spalti, il superamento delle discriminazioni. Non una morale imposta dall’alto, ma un’immagine potente lasciata lì, davanti all’ingresso dello stadio, perché ognuno ci legga quello che sente.
Il progetto Heroes: arte, solidarietà, inclusione
Together allo Stadio Olimpico è il primo atto di un percorso più ampio chiamato Heroes, pensato per coniugare solidarietà e inclusione attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea in contesti di grande richiamo popolare.
Lorenzo Quinn è un’icona internazionale capace di tradurre emozioni universali per il grande pubblico» spiega Federica Rotondo. «Il calcio è la massima espressione di questa popolarità. Grazie al sostegno di Lega Calcio e Bancomat, abbiamo dato vita a un primo atto del percorso che coniuga solidarietà e inclusione attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea ai massimi livelli».
La scelta di affiancare l’arte allo sport non è casuale né decorativa. È una dichiarazione precisa: i luoghi dove si pratica e si celebra l’agonismo sono gli stessi in cui si formano identità collettive, si trasmettono valori, si costruisce o si distrugge il senso di comunità. Portare Together in uno stadio significa dire che questi valori si giocano anche fuori dal campo.

Quinn e Roma: la chiusura di un cerchio
Per Lorenzo Quinn, questa installazione ha un significato che va oltre il progetto artistico. Roma è la sua città natale, il luogo dove la sua identità è stata plasmata prima che il mondo lo chiamasse a parlare ovunque. Portare Together all’Olimpico è, nelle sue stesse parole, «la chiusura di un cerchio dove la mia storia personale incontra il significato universale».
«Lo stadio è una delle espressioni più pure di unità: qui migliaia di persone respirano come un’unica anima. In questo spazio Together non viene solo guardata: viene vissuta» ha dichiarato l’artista, sottolineando come l’opera acquisti significati nuovi in base al luogo e al momento in cui viene vissuta.
Quinn è tra i massimi esponenti della scultura figurativa contemporanea, noto in tutto il mondo per le sue grandi sculture dedicate alle mani. Support a Venezia nel 2017, dove due gigantesche mani emergevano dal Canal Grande a sostenere Ca’ Sagredo; Building Bridges all’Arsenale di Venezia nel 2019; The Greatest Goal a Doha, durante i Mondiali di calcio 2022. Un percorso coerente, costruito intorno a un’idea sola: che il gesto umano, amplificato fino alle dimensioni monumentali, possa dire cose che le parole faticano a esprimere.
La connessione tra arte e sport che Together incarna non è una novità assoluta — è antica come la civiltà stessa, ricordata già nei rilievi assiri che ritraevano il gesto del nuoto tremila anni fa. Ma si rinnova ogni volta che qualcuno ha il coraggio di portare la bellezza dove la gente si raduna davvero.
