Un vero e proprio “best of” dei mobili dei re approda nella Sala delle Nicchie della Galleria Palatina, al primo piano di Palazzo Pitti, trasformando l’ambiente in una sintesi spettacolare di tre secoli di storia dell’arredamento di corte. Sedici capolavori – dalle ebanisterie barocche ai mobili neoclassici, fino alle raffinate invenzioni dell’Ottocento sabaudo – tracciano l’evoluzione del gusto domestico dei Medici, dei Lorena e dei Savoia, restituendo al visitatore il volto mutevole della reggia fiorentina.
Poltrone d’apparato, vasi della manifattura di Sèvres e preziose porcellane orientali dialogano con opere straordinarie come la celebre scrivania meccanica di Giovanni Socci, l’inginocchiatoio ornato da pietre dure di Leonardo van der Vinne, o ancora il singolarissimo stipo che riproduce in scala il Palazzo Pitti. Oggetti che non solo raccontano la magnificenza delle corti, ma mostrano l’evoluzione del cosiddetto royal interior design, capace di trasformarsi seguendo mode, dinastie e nuovi ideali estetici.
Se poco resta dell’arredo rinascimentale, è dal Barocco in poi che la collezione si arricchisce di migliaia di pezzi. Le opere seicentesche di ebanisteria e di “commesso” provenienti dalle Botteghe Granducali degli Uffizi inaugurano un percorso che, con l’arrivo dei Lorena, vira verso stili più leggeri e internazionali: lacche orientali, forme fluide, una sensibilità nuova che dialoga con la cultura europea del Settecento.
Il regno di Ferdinando III porta invece un deciso gusto neoclassico, mentre la parentesi francese vede Elisa Baciocchi reinventare le sale secondo le linee severe dello stile Impero. Una tendenza che prosegue nella Restaurazione, quando Ferdinando III e Leopoldo II adottano gli stessi canoni, arricchiti da revival ottocenteschi che preparano il terreno al gusto eclettico dei Savoia.
Proprio con i Savoia si apre l’ultimo capitolo della mostra: Pitti diventa un laboratorio di sperimentazione per gli allestimenti destinati al Quirinale. Molti arredi, arrivati da altre residenze preunitarie – da Parma a Lucca, da Milano fino a pezzi forse provenienti da Versailles – vengono riassemblati secondo una sintesi audace di stili antichi e moderni. È questa miscela, raffinata e disinvolta, a definire un nuovo modo di intendere la magnificenza regale nell’Italia unita.
«Questa sezione espositiva – spiega Simone Verde, direttore delle Gallerie degli Uffizi – è un contributo fondamentale alla leggibilità della reggia. Attraverso questi arredi, i visitatori potranno comprendere meglio il patrimonio mobiliare delle sale e la storia creativa di un mondo troppo a lungo considerato minore rispetto alle arti maggiori». Verde ricorda anche l’importanza del lavoro di studiosi come Enrico Colle e Alvar Gonzales Palacios, che hanno restituito dignità critica alle arti decorative.
Nel frattempo, l’ex reggia continua a rinnovarsi. Oltre al restauro della Sala delle Nicchie, sono stati aggiornati i sistemi di illuminazione della Sala Verde, della Sala della Musica e della Sala della Regina. Completato il restauro del pavimento della Sala Bianca, è in corso il recupero degli stucchi, insieme al risanamento del Vestibolo e dello scalone della Galleria Palatina. È inoltre stato avviato il bando per un nuovo sistema di accesso per i visitatori, ulteriore passo nel percorso di valorizzazione del complesso museale.
La mostra nella Sala delle Nicchie diventa così non solo una celebrazione del mobilio regale, ma anche una chiave di lettura essenziale per comprendere la storia sociale e artistica di Palazzo Pitti, tra memorie dinastiche, rivoluzioni estetiche e continue rinascite culturali.
